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domenica 12 luglio 2015

8 ( Japan 2015 ) The Mystic Gates to the Spirit World

 



C'ė un luogo, una mistica collina incoronata di decine di templi collegati da centinaia di portali per il mondo degli spiriti, Torii Rossi che conducono in un mondo ultraterreno, dominato dalla potente Inari.

Il viaggio nella terra di Inari inizia alla base della collina e percorrendone il corridoio fitto di Torii si inizia l'ascesa alla cima, in un moto circolare dove l'inizio avrà fine

 

 

L'ascesa ė lunga, km si percorrono, scalini si scalano, la fatica e il caldo ci accompagnano, ma ė nulla al contemplare i colori e l'aurea di mistico portento che aleggia, si sente qualcosa, si viene colti da una sensazione di essere altrove.

 

 

I templi si aprono intorno a noi di centenarie pietre e legno che silenziosamente sussurrano di antichi portenti.

 

 

 

E Inari e i suoi demoni vegliano la nostra ascesa

 

 

 

Alla fine raggiungiamo il campo base e qui si apre il bivio, l'accesso alla corona che cinge la collina

 

Noi siamo alla freccia rossa al centro, siamo partiti dal Torii in basso, km abbiamo percorso e km ci attendono
 

Ci riposiamo contemplando Kyoto in basso, nel campo base seduti


 

Infine riprendiamo l'ascesa, iniziamo dalla destra per percorrere il cerchio e ritornar infine all'inizio

 

 

 

 

Raggiungiamo infine la cima della collina, Ichinomine, e percorriamo il semicerchio rimanente

 

 

 

 

 

Per ritornar infine alla base e salutare Inari che sempre vigile ha vegliato su di noi



 

È assolutamente impossibile compiere l'ascesa al Fushimi Inari senza sentirne l'influenza ancestrale, ci sono momenti, nelle ore di percorso che si è soli, immersi nella natura selvaggia della foresta centenaria, soli a percorrere i cancelli nel mondo degli spiriti, si ha la sensazione che deviando si possano percorrere sentieri ultraterreni, una mistica patina di irrealtà e suggestione ammantano questo intimistico percorso.

Fushimi Inari è una della tre meraviglie imprescindibili del Giappone, la prima l'avete conosciuta ieri, il castello di Himeji, la terza la conoscerete a breve.

Ma alla fine Fushimi Inari trascende il concetto di meraviglia, è un'esperienza, un viaggio interiore, una visita a luoghi di ancestrale, antico e potente misticismo.

 

Good Night Mystic Gates

 

 

domenica 17 luglio 2011

16 ( Japan 2011 ) But we are in Japan!?

Io non è che detesti con tutto il cuore Kyoto, è che Kyoto a mio avviso detesta se stessa, sarà che è invasa da migliaia di barbari e che quindi si è chiusa in se stessa, rendendosi antipatica e inaccessibile, nel contempo prendendo tutte le cattive abitudini dei barbari e facendole proprie.


La storica capitale del Giappone, non la prima però e neanche l'ultima, ha una storia eterogenea e particolare ed è in assoluto la città meno giapponese del Giappone.
Ehhh già direte voi, come fa l'emblema, il fiore all'occhiello del turismo giapponese essere la meno giapponese di tutte le città? Ecco ve lo spiego.


Appena arrivi a Kyoto ti accorgi che ti devi scordare a viva forza le impeccabili e assolutamente precise indicazioni, turistiche o semplicemente cittadine. Kyoto è inacessibile, i nomi dei siti turistici sono tutti in kanji, neppure in romanji, per cui ti trovi davanti ai luoghi ma non sai che cosa siano, mai successa una cosa simile, e non mi ricordo neppure tutte le megalopoli, metropoli, città, cittadine, borghi che ho visitato, manco a Kure che vede un turista straniero al decennio, manco nel più sperduto tempietto della periferia di Nara in mezzo alla campagna.
Sempre e comunque doppia lingua, sempre e comunque scritte in romanji ovvero scritte giapponesi con il nostro alfabeto, per esempio sotto 姫路城 trovi scritto Himeji-jō ovvero castello di Himeji, almeno capisci il nome del sito turistico, a Kyoto davanti ad uno dei templi più importanti: Kiyomizu-dera trovi solo scritto: 清水寺 !!!!


Dentro i siti turistici le spiegazioni delle cose che stai vedendo, ovvero i pannelli informativi nelle teche sono solo in giapponese! Emblematico è l'esempio del Nijo Castle che manco un castello è, ma solo un palazzo di rappresentanza dei Tokugawa a Kyoto.


Poi Kyoto è sporca, puzza e come città è squallida e impersonale e fa un caldo che ti ammazza, mai subito un tale caldo afoso, appiccicaticcio, malsano come a Kyoto.
I Kyotesi fumano per strada e buttano le cicce per terra! Inconcepibile, inaudito! Squillano i cellulari e invece di nascondersi parlano ad alta voce in mezzo ai locali! Inconcepibile, inaudito! Nel traffico tutti che strombazzano, nelle file nei cafè e nelle biglietterie ti passano davanti urtandoti!!! Inconcepibile, inaudito! Insomma inciviltà, presunzione e cafoneria, sembra di essere in Italia!


La spianata dell'inferno, ovvero il distretto Gion
A Kyoto purtroppo ci devi andare, ma fatevi un favore, usate Kyoto Station come ponte per quelle mete imperdibili come il maestoso Tenryu-Ji e l'immenso Fushimi-Inari lasciate perdere la città, lasciate perdere quelle insulse trappole per turisti brutte, pacchiane e tamarre come il distretto Gion e il sud Higashiyama!

Ma perchè tornarci direte voi? Ma perchè oggi c'era uno dei festival più osannati di Kyoto ovvero il Gion Matsuri, che poi si è rivelata una simpatica sfilata di buffi carri alti alti con 4 ruote di legno fisse il cui gran divertimento ed evento era girarli nelle strade con l'ausilio di spinte e canne di bambù sotto le ruote con tanto di applausi del pubblico quando si giravano... va bè...




In fondo è stato simpatico, un po ripetitivo, ma aiutava a spezzare la monotonia la simpatia dei sacerdoti e dei suonatori di tamburi sui carri che non si prendono sul serio neanche nelle sfilate religiose, ma ridono e scherzano e fanno facce buffe e dimostra quanto siano distanti nella concezione della religione rispetto alle facce cupe, tirate e seriose delle nostre processioni religiose.



Inoltre ha contribuito una scena epocale, un gruppo di turisti americani (il popolo più stupido e ignorante del mondo) scortato da una povera guida (altrimenti si sarebbero persi nell'ascensore dell'hotel) passa davanti ad un ristorante, all'improvviso uno di questi si ferma ed esclama alla guida: "What is this?" cos'è questo?
E li ho veramente apprezzato il savoir faire della guida, invece di rispondergli: "ma non so, tavoli, sedie, menù... secondo te povero mentecatto di un'idiota cosa potrai mai essere?" ha detto: "ohhh il ristorante è un interessante esponente di cucina locale" una grande quella guida :)


Kyoto Station, l'argento cancello per fuggir dall'inferno
Mi ridirigo a Kyoto Station, veramente bella, architettonicamente parlando onestamente molto molto bella e poi ha dalla sua un vantaggio, ti porta via da quest'odiosa città per ritornare in Giappone, nel mio caso Osaka, che si sta rivelando sempre più fantastica, non vi ho aggiornato di quanto mangi bene queste sere qui ad Osaka, non so cosa stia mangiando esattamente, ma è tutto squisito e leggero e buono e insomma una goduria e poi almeno entro e mi siedo senza chiedermi cosa siano questi strani posti con tavoli, sedie e fogli con sopra foto di cibi... ;D









domenica 23 agosto 2009

15 - The Path of Perception

Volevo che si concludessero in bellezza le mie visite a Kyoto, con la visita al tempio che già sapevo mi sarebbe piaciuto di più, con il gioiello che tenevo nascosto nel cassetto, perchè il meglio si tiene sempre per ultimo

Io adoro i "torii" i shrine gates, i cancelli del tempio.

Li adoro nella forma per me ipnotica e per il loro essere cancelli senza sbarre, il cui passaggio non è fisico, ma sprirituale.

Il tempio, o meglio l'insieme di templi di cui più di 10.000 torii ne ammettono l'ingresso è il maestoso: Fushimi Inari.

Inari è il dio Shintoista del riso, dei cereali e del raccolto, quindi dell'abbondanza e della prosperità.

Diversamente da qualsiasi altro tempio, questo è un'insieme di più di 100 templi, a volte poco più di un'altare, dove fiere e indomite volpi (l'incarnazione di Inari) vegliano ai lati.


I 100 e più templi sono dislocati in un'enorme area che si snoda su una collina per più di 4 km, e il percorso, tutto l'intero percorso, per tutti i 4 km è segnato da più di 10.000 torii che ne compongono le pareti e il soffitto in una mistica e ipnotica sequenza di vermiglio del legno laccato e verde degli alberi lussureggianti della foresta selvaggia.

Perdonate se posso sembrar sconclusionato, ma è difficile scrivere ciò che è pura emozione, ciò che non può esser narrato, ma solo vissuto, nel mio piccolo ci proverò.

L'ingresso del tempio è già una meravigliosa esplosione di nero, rosso ed oro, in forme tipicamente Shintoiste, che ricordo è la religione madre del Giappone.
Ma nulla fa presagire l'inenarrabile, se non i numeri snocciolati dalla guida, che sono impressionanti, ma freddi, come la lieve pioggierellina che viene a posarsi sulle calde pietre del tempio mentre mi appresto la salita.

Il primo impatto è da far rimanere senza fiato, da spalancare la bocca di fronte ad uno spettacolo che neppure l'immaginazione può comprendere.
Il sentiero si svolge diritto fino ad una biforcazione, qui si aprono due stretti corridoi di torii fitti fitti e percorrerli come me al crepuscolo, bè... ma non percorriamo i tempi.


Superati i due corridoi questi si riuniscono nel lungo cammino che porterà ad una delle tante stazioni di sosta in prossimità dei templi più grossi.


Si raggiunge infine la stazione di sosta e si sono già percorsi non so quanti km tortuosi in ripide scalinate, i turisti si fanno radi, qui ci salgono solo chi ha volontà di vedere, gli stranieri latitano, sono l'unico.


Dalla stazione di sosta si apre unenorme anello, che quivi ha inizio e fine e che porta fino alla sommità della collina, al tempio più alto.




Ma mentre percorro il restante semicerchio... si attraversa una valle nella foresta, ero solo, non c'era anima viva, ero in quella valle colmo di suoni alieni e natura selvaggia e lontano il sentiero dei torii continuava e io ero spaventato, poi ecco, non è stata una percezione conscia, ma in quel momento, in quella foresta, in quel sentiero, ho sentito una verità, che non può esser capita, ma solo percepita e fatta propria.
E' stato un momento di pura magia, uno di quei rari momenti nella vita di autentica lucidità, dove tutto ti appare chiaro, dove il "qui ed ora" Zen ti appare chiaro, dove "sei" e dove il tutto "è".


Questo percorso dove il fronte del torii è liscio all'andata e iscritto al ritorno, questa immersione nella natura selvaggia casa degli dei poichè ogni cosa è un dio, questi km percorsi lentamente, quasi sempre senza nessuno intorno, quando si incrocia qualcuno ci si salutava con un bisbiglio, questo sentire un'emozione pregna di significati, non ha parole, Fushimi Inari non è un sito turistico, un "luogo" è un'esperienza che va vissuta, interiorizzata.


Ci sono rimasto quasi 7 ore, tutto era sparito, le altre cose che volevo fare, che importanza avevano, volevo vederne il sole calare, non mi bastava mai la sua bellezza, volevo ascoltarla ancora.


Infine giunse la sera e si accesero le lanterne e il tutto si fece ancora più denso di mistico mistero.


Addio Fushimi Inari, non pensavo, non credevo, ma mi hai tolto le parole dandomi qualcosa che può solo dirsi emozione pura.


Good Night and walk the path...

sabato 22 agosto 2009

14 - The Bambù Forest and the Sensei

Mi metteva un pochino ansia, lo ammetto, ma troppe cose belle celava (bene) anche se erano di difficile scoperta.
Aprì la guida e cercai i tre stelle, quello che non andava perso, lasciai perdere il Golden Pavillion, ci vanno tutti e poi è falso, ovvero è stato ricostruito nel 1950.
Così decido per qualcosa di vero, di autentico, di unico e imperdibile.
Era ora di tornare a Kyoto...

Arrivo alla stazione di Kyoto e mi dirigo al centro turistico, qui vengo scambiato per un francese! Bè sempre meglio di un americano, 1000 volte meglio. Apro la guida e punto il ditino smagrito (poi vi racconto) sulle due mete che ho deciso non potevo perdere e mi faccio dare indicazioni per arrivarci.
Tanto lo so che dopo arrivato sarà un casino lo stesso, ma tantè...
Poi, un pochino sottovoce, dico "Can I make a stupid question... where is the Nintendo Headquarters?" impassibile la ragazza dietro il bancone, sgrana lo sguardo per una frazione di secondo, poi si riprende e con assoluta freddezza e cortesia nipponica mi spiega che è solo un palazzo, non è accessibile all'interno, io le spiego che volevo vederlo lo stesso, allora sempre professionale mi indica il punto sulla mappa e come arrivarci senza batter ciglio... dopo ho realizzato che lo sapeva a memoria! O ci teneva anche lei a saperlo oppure erano in tanti i malati come me che lo chiedevano :D

Ma la meta di oggi era un'altra: Tenryu-Ji!
Questo tempio è il più antico tempio Zen del Giappone, oltre ad esser il più importante tempio Zen del Giappone, con meraviglie uniche fra i templi Zen del Giappone... insomma ho reso l'idea!
Tenryu-Ji signofica "Heavenly Dragon" e già il nome mi piace un casino, poi non è proprio a Kyoto, ma in un paesino chiamato Sagano, accessibile con il treno della... indovinate? Sagano Line.


Vi ho spiegato che qui, oltre alla JR ci sono tante linee private e che nella stessa stazione possono partire innumerevoli linee JR e private, per accedere ai binari passi un tornello che registra sul biglietto o sulla card la stazione di ingresso, poi quando arrivi passi un'altro tornello che si mangia il biglietto oppure ti scala l'importo dalla card, quindi non ci sono controllori sui treni.
Per assurdo ti puoi fare da Sapporo ad Okinawa stando sempre qui binari senza mai uscire alle stazioni!

Arrivo a Sagano dopo aver chiacchierato con una executive che da Tokyo era diretta a Kyoto per un meeting, e... quanto mi piacciono i paesini! Questo bellino paesino sonnolento di provincia è delizioso come Horiuji di Nara e si mangia benissimo, un piccolo trucchetto: il tursita felice è un turista a stomaco pieno, a patto di mangiar sano e leggero e qui nel Kansai è tutto sano e leggero, appetitoso e buonissimo.



Arrivo satollo al tempio e me lo giro tutto rapito dal consueto, ma mai bastante, splendore di natura, templi, giardino Zen (il migliore dell'umanità intera azzarda la guida) da girar tutto con le ciabattine lungo i le costruzioni e le balconate di legno antico.



Terminato il giro, con ciabattine e senza si esce dall'uscita nord del complesso e qui si svela una sorpresa, un'autentica, inaspettata, sorpresa mozzafiato, una foresta di Bambù!
Il sentiero di snodava oscuro in mezzo a quei flessibili, altissimi potenti alberi di Bambù, non ne avevo mai visti così tanti, non mi ci ero mai incamminato in mezzo!
Ero un pochino spaventato, il primo perchè non sapevo dove stavo andando (a Kyoto, al solito, è tutto in kanji, tutto) e poi perchè è un pochino inquietante passeggiar in mezzo al frusciare sibilante di quella foresta aliena.


Esco e scopro un bel laghetto, con una bella stazioncina (che ovviamente non si poteva capire dove portasse, in effetti è un po noiosa questa inaccessibilità di Kyoto, secondo me non c'è li vogliono gli stranieri, infatti ero l'unico!) una bellissima cicogna in mezzo al laghetto che inizio a percorrerne il sentiero adiacente, per poi scoprire che portava in una specie di quartiere ultra esclusivo residenziale.


Mi perdo un po in quel ben di dio di natura, mi riposo alla stazioncina, mi ripiglio e decido di non rischiar il trenino e tornare ad Osaka per conosciute vie.
Ecco avrò il senso dell'orientamento di una talpa orba, però ho una memoria di ferro, posso percorrere km, ma mi ricordo sempre la strada percorsa, questa cosa mi ha salvato parecchio qui nel Kansai e sopratutto a Kyoto.

Piccola parentesi, vi ricordate che vi ho accennato del mio ditino smagrito, ecco per quanto mangi, qui nel Kansai, sto percorrendo tanti di quei km che sto scomparendo per quanto brucio calorie e sopratutto sudo... qui si suda, non c'è nulla da fare, niente, si suda, tanto, tanto che a volte ti sembra che non smetterai più, che non tornerai mai più asciutto.
Non è il sudore appicicaticcio di Torino è acqua pura, è l'estremo tentativo del tuo metabolismo per potersi difendere dal caldo assurdo, l'unica è fermarsi ogni tanto, bere laghi interi d'acqua (acqua, non le altre bibite zuccherate che vendono nelle macchinette, fanno venir solo sete) e aspettar di evaporar il sudore in eccesso, oppure ricorrere a metodi drastici come l'inzuppatura del tuo asciugamanino portatile (vi ricordate, lo dovete avere sempre!) oppure le salviette chimiche che vendono, imbevute di alcool che da un'immediata sensazione di fresco e il vostro metabolismo fesso ci casca e smetti di sudare.

Torno ad Osaka, da Sagano via Kyoto Station senza pause, per cui a Osaka mi viene scalato l'intera tratta da Sagano, adoro le card! Sono un tremendo sbattone in meno, sono comodissime.
Voglio tornare al Castello di Osaka per godermi l'ultima serata del festival delle lanterne senza pioggia, mi incammino nel parco di Osaka, è l'imbrunire e ad un certo punto si staglia stupendo il castello, ero ancora lontano, ma la posizione era bellissima, scappuccio la mia FZ28 e mi guardo intorno e lo vedo.
Se in Giappone vedete un vecchietto, con un treppiede da paura e una Nikon esagerata, con un bandana in testa da guerriero, posizionatevi dove è lui poichè avete trovato un Sommo Sensei della fotografia!
Era arroccato sopra un muro e la vista da li era splendida, mi posiziono con la mia solita tecnica libro e pacchetto di sigarette e mi metto a scattare, il sommo Sensei però mi prende in simpatia e nonostante non spiccichi un hello in inglese mi invita ad usare il suo treppiede! Due volte! Al tramonto e quando si accendono le luci di del Castello :)
E sul treppiede, quando il gioco si fa serio, si va sul manuale e si smanetta con priorità di tempi e diaframma, bisognava impressionare il Sensei :)


Mi dirigo contento verso il castello e mi fermo a mangiare Takoyaki che insieme alla Okonomiyaki mangiata ieri sono le autentiche prelibatezze di Osaka, non si può venire qui e non mangiarle preparate secondo tradizione nei chioschetti.
Terminata la delizia (temo di essermene assuefatto!) mi dirigo al parco di mille lanterne illuminato e qui mi accorgo dell'immensa potenza fotografica sfoggiata dai Giapponesi! C'era il meglio del meglio dell'industria fotografica nipponica, uno sbotto di Nikon, molte meno Canon, pochissime Sony, una marea di Panasonic (sopratutto point and shot), ci saranno stato miliardi di Yen di attrezzature fotografiche! Il tutto in mano a privati, i Giapponesi sono appassionati di fotografia, l'adorano proprio.

Termino la serata nella mia Shinsaibashi stanco come non mai, ma quant'è bello il Kansai :)

Good Night in the Bambù Forest!

domenica 16 agosto 2009

8 - The Path in Southern Higashiyama

Se in quel momento fosse passato un corvo e se quel corvo fosse stato in verità l'incarnazione della divinità dei corvi e fosse quindi dotata di intelletto e sopratutto di senso dell'umorismo avrebbe visto uno straniero arrampicarsi sul fianco della "Collina dell'eterno Oblio" (© Gabriel Voyager) grondante di sudore con un'espressione particolarmente ebete stampata sul viso, persino più ebete del solito!
Allora questa divinità corvo si sarebbe appollaiata su un'alto ramo per farsi due risate e passare così la giornata a veder vagare come un inebetito tontolone questo straniero che scuoteva il capo di fronte ai nomi dei siti in kanji e tentava in tutti i modi di capire dov'era e sopratutto "ma perchè!"



Si dal caso che questo straniero stamane si fosse alzato particolarmente combattivo poichè non si spiegava come mai, dopo aver piegato alle proprie brame turistiche posti sperduti del Giappone di appena qualche riga risicata sulle corpose guide, non riusciva ad apprezzare la città che sulla carta era LA metà turistica in Giappone.
Decide allora questo straniero di affidarsi alla guida che le suggerisce un percorso lungo tutto il Southern Higashiyama beccando posti da tripla stella come Kiyomizu-dera.

Tutto è pronto, guida (che ahimè si rivela ben misera, fosse per me la Lonely fallirebbe, impiega più pagine a descrivere dove comprare il miglior maledetto bicchierino di sakè in terracotta che a descrivere i siti turistici...) macchina foto ecc...
Lo straniero si presenta fiero alla fermata del bus e bum in sequenza due mazzate, la prima è il nome delle fermate tutte in kanji, manco un romanji a pagarlo oro colato e bum la seconda si becca un sarariman (salary man secondo una crasi tipica giapponese, "vagamente" dispregiativa che descrive i lavoratori a salario, gli impiegati per intenderci) che sbraita all'autista qualcosa del tipo: "OHHH guido, se non muovi 'sta carretta vengo li e ti mischio le falangi degli alluci!".
L'atto di palese, manifesta, inequivocabile maleducazione crea un certo shock nello straniero che in tre anni non ha mai assistito in Giappone a scene del genere (a casa sua invece, normale normalità) e così fra i suoi pensieri, occupati finora dal panico di non aver preso il bus giusto, si sostituisce la considerazione che Kyoto gli ha sottratto un'altro pezzettino del Giappone che amava... sigh...


Il resto della giornata il corvo lo passa ad osservar divertito lo spirito battagliero dello straniero disintegrarsi di fronte ad un muro di incomprensione (manco i nomi dei siti in romanji, non dico tanto, ma almeno i stracavolo di nomi dei siti!!!!) e per dargli il colpo di grazia decide di scatenargli addosso il suo esercito di demoni peggiori: i Tremendi Vecchietti di Kyoto!
I TVK sono una schiera dannata espulsa dall'inferno più nero per infestare i poveri stranieri che osano deambular nella sacra Kyoto, spingono, urtano, passano davanti nelle code e ne combinano di tutti i colori pur di infastidire all'eccesso il povero straniero.

A questo punto il corvo si sta sganasciando dalle risate, non ne può più, tra un pò soffoca e decide allora di far prendere un attimo di pausa al povero straniero, così lo spedisce nel Labirinto del Turista Fesso.
Il LTF è una lungua e tortuosa stradina dove ci sono tante casettine tipiche della Kyoto medivale, ma è solo una facciata, in verità sono tremende trappole divora soldi per i poveri stranieri! I ristorantini tutti bellini e tipici invero servono pizza, i negozietti vendono Katane di plastica made in china e magliette che manco il capo tamarro di curva Scirea si oserebbe indossare.
Ovviamente lo straniero non può che percorrerla tutta poichè appena tenta di orientarsi con i nomi dei templi che li appaiono ai lati non riesce a confrontarli con i nomi dei templi della guida per la semplice legge dell'incompatibilità dei caratteri che qui a Kyoto sembrano non aver compreso molto bene (oppure hanno compreso benissimo e se ne fottono).



Per fortuna che forze angeliche giungono di tanto in tanto a salvar il povero straniero perso nei meandri infernali dell'LTF, una ragazza che gli indica la via, una barista che gli offre un'oasi di pace e serenità, un gelato e un'ambiente veramente carino, ma sono appunto oasi in mezzo all'LTF che per fortuna ha fine.

Ovviamente sarebbe dovuto sbucare in una via e invece sbuca in un'altra, ovviamente qui le vie non hanno nomi, ovviamente beccare qualcuno che sappia dov'è la metro non è cosa, l'ultimo scherzo del corvo che ancora sghigniazzante decide di mollar la presa per andare a cenare.
Così al povero straniero non resta che affidarsi all'unico faro di conoscenza presente in questa città, decide di sfoderare IL nome, pronunciare le fatidiche parole di salvezza e redenzione: "Kyoto Station"!
Viene così catapultato in un bus, oramai è troppo stanco per pensare che forse lo sta portando ad Okinawa e si affida totalmente al potere delle Parole Salvifiche.
E le Parole lo salvano davvero, si ritrova i fronte al Cancello d'Argento, il cancello il cui varcar con apposita card lo conduce alla sua casina, alla sua Shinbaiashi di Osaka.
Qui si nutre di qualcosa che sa di pollo con anacardi e riso bianco e una specie di insalata di cose bianche, non sa esattamente dove si sia seduto, ne cosa stia mangiando (gli piaceva tanto la "figu" sul menù), ma il cibo è buono, anzi buonissimo, la musica è deliziosa (si fa dare il nome della cantante) e termina infine la serata in un bar con un caffè Illy e musica Trip Hop nelle orecchie.

Oramai l'influsso del corvo era svanito, domani dovrebbe esser una giornata splendida, perciò vado ad Himeji!

Good Night to all and leave the crow alone! ;-D

sabato 15 agosto 2009

7 - Il Tè e la Reggia

40 minuti passarono dalla chiusura elettronica della mia camera al poggiar del sedere in un bar della Kyoto Station.
In questa enormità di tempo incredibile altro che compiere uno spostamento in metrò e in treno fra due città distanti più di 60 km nel Kansai, a Torino manco arrivavo in centro dall'ufficio con il bus...


Certo che quale esser umano dotato di un minimo di discernimento si munirebbe di un ingombrante, scomodo e costosissimo mezzo di locomozione personale (leggasi automobile) avendo a disposizione una rete così precisa, puntuale, pulita, efficiente, sicura ed economica di trasporti pubbilici? Certo qui nel Kansai non raggiungiamo le cosmiche vette di incredibili soluzioni di logistica raggiunte a Tokyo, dove singole stazioni (Shinjuku) movimentano più di due milioni di persone al giorno, si avete letto bene, al giorno, con una media di qualche centinaia di migliaia di persone presenti contemporaneamente nell'immensa stazione dalle 57 uscite a dai 6 livelli sotto e sopra elevati.
I giapponesi hanno fatto del trasporto pubblico una scienza, esatta, precisa, efficiente, sicura ed economica (per dire, da Osaka a Kyoto, metrò compreso ho speso circa 6 euro, tutto addebitato nella carta ICoca, neppure lo sbattimento di far biglietto...)

Ma basta divagar, parliamo di Kyoto, anche qui la prima impressione non è stata delle migliori, forse domani migliorerà e forse le aspettative erano un pochino alte, ma non mi è sembrata 'sta gran cosa, un paesottone, una specie di Odawara o Kamakura (leggete il blog dell'anno scorso please ;) ingrandite, prive del fascino mistico di Kamakura o della quiete provincialesca e genuina di Odawara.

Ho visitato la parte "laica" dei dieci "must see" consigliati dalla guida, ovvero l'Imperial Palace e il Nijo Castle, niente templi, quelli forse domani.
L'Imperial Palace mi ha subito fatto una pessima impressione, scendo dalla stazione del metro e nessuna indicazione, avevo uno spigolo delle mura e nulla che mi dicesse se andare da una parte o dall'altra, niente e dire che Kamakura, con la sua marginalità nel turismo internazionale accidenti ti accompagnava per mano con indicazioni continue e qui siamo a Kyoto.
Entro infine e scopro che la visita all'Imperial Palace è subordinata ad un permesso da richiedere e solo in tuor guidati! Inaudito! Mai vista una cosa del genere in tre anni in giappolandia! E no, io i tour guidati li odio, io vado in giro per i cavoli miei proprio perchè voglio andare dove mi pare, quando mi pare, perciò addio Imperial Palace.
Uscendo dal complesso becco una piccola ricostruzione di una sala da tè cerimoniale del 1600, ecco bellina, tolte le scarpe la visito tutta, proprio bellina, un tutffo nel passato e uno squarcio di vita di altri tempi :)



Contento per essermi risollevato un pò il morale e dopo aver mangiato qualcosa di strano in una ciotola di riso in un ristorante tipico all'interno del complesso imperiale, buona ma niente di che rispetto a quello mangiato nei chioschetto di Osaka ieri, mi dirigo verso il famigerato Nijo Castle, li in zona.

Anche qui ci metto un pò per l'incapacità cronica di dare indicazioni, per la mappa del metrò fornitami dall'ufficio informazioni peggiore del mondo, intricata come non mai, hanno solo due linee e sono riusciti a mapparle così male che quella di Tokyo sembra un monumento di comprensione e semplicità (cosa che in effetti è).

Comunque alla fine arrivo, un pò preoccupato perchè sono le 15 e il sito chiude alle 16... alle 16!? Ad agosto? Durante la settimana di vacanza in giappolandia per via del rituale dei morti? Vabbè spero di farcela in un ora!
Alla fine ci ho messo mezz'ora, ed è stato fin troppo... innanzitutto non è un castello, non ha alcuna valenza militare, non è certo Odawara o Osaka, ma è una reggia per intenderci, ovvero un palazzo cerimoniale costruito dal shogunato dei Tokugawa come rappresentanza del potere politico a Kyoto quand'era la capitale.


La visita è una lunga, lenta, noiosissima passeggiata all'interno con vista di stanze le cui spiegazioni sono solo in giapponese! Ma come!? Un patrimonio dell'Unesco e non ha neppure le spiegazioni in inglese!? Le uniche cose in doppia lingua erano i 16mila divieti che avevi, tra un pò manco respirare potevi, certo non sarebbe stato noioso se avessi potuto capire che cavolo di funzione avevano le stanze che vedevo.
Alla fine guardavo solo avanti e non vedevo l'ora di uscire... che tristezza, mi sentivo defraudato della mia curiosità di tutto ciò che è Giappone medievale, samurai, shogun ecc... mi sentivo derubato di qualcosa che mi sarebbe potuto molto interessare se solo fossero stati meno sciatti ed imprecisi.
Ecco a Kyoto ho trovato imprecisione e sciatteria nella valorizzazione dei siti turistici, una cosa mai vista, mai provata da quando sono in Giappone, pure lo sconosciuto castello di Odawara aveva il suo bel museo con tutte le teche in doppia lingua, per non parlare di quello di Osaka, straripante di indicazioni, addirittura sottotitoli in inglese per i supporti audio visivi.

Spero tanto che la situazione cambi nei templi, ma se tanto mi da tanto... che peccato... uffa!

Ritorno ad Osaka vagamente stancuccio, e cercando la metro dopo esser uscito dal gate della stazione dei treni, tutto nel sottosuolo, passi dai treni alla metrò senza veder la luce del sole se vuoi e io invece decido di veder la luce del sole ;)
Non proprio sole, ma le mille luci del quartiere Umeda di Osaka, la Shinjuku locale, ovvero il quartiere dei grattacieli e mega centri commerciali, fra cui Yodobashi Camera di Osaka.
Ecco immaginate 3/4 di gru, estendetelo per 8 piani, riempitelo di tutto quello che l'umanità ha prodotto di tecnologico e affini ed avrete una vaga idea. Ho visto prodotti italiani (porta macchine foto) che non avevo mai visto neppure in Italia!
Certo a Tokyo c'è Yodobashi a Akihabara che è una volta e mezza le gru, sempre per 8 piani, ma fa comunque sempre impressione, dentro c'è un rumore pazzesco, anzi, non rumore, ma suoni dei commessi che ti uralano qualcosa, dell'ipnotico jingle di "yodobashi camera, na ra na ra..." che si pianta nel cervello e non esce più e un overload di input visivi da svenire.
Per esempio, volete qualcosa che pulisca le lenti della macchina foto? In Italia forse trovate uno o due prodotti, qui trovate uno o due scaffali enormi, pieni fino al soffitto di prodotti diversi, puoi passare un pomeriggio solo a scegliere che accidenti di prodotto è meglio per la tua preziosa lente!

Torno infine alla mia Shinsaibashi e mi immergo nel casino della sera e faccio amicizia :)

Good night! Domani ci riprovo con Kyoto :)